Estate 2010 a Benin City di Paola Galli

Sono partita carica di bagagli, con farmaci, alimenti per neonati, ciabatte e scarpe.

Sono tornata con un piccolo trolley quasi vuoto, con pochi effetti personali e un chilo di noccioline bollite per i miei figli… Questo è stato il mio souvenir per loro.

Ho notato che i Nigeriani hanno preso del consumismo tutto quello che potevano: automobili, smog, plastica, rifiuti.

Ma quello che mi ha colpito di più sono state le visite nei vari orfanotrofi.

Quanta sofferenza, solitudine e mancanza di amore usciva dagli occhi di quei bambini, rimbalzava sulle pareti vuote e rimbombava nel mio cuore.

Quanta impotenza, quanta voglia di fuggire e di urlare quel dolore. Ma non l’ho fatto, ho reagito e mi sono detta : “Non è quello che questi bambini si aspettano da me; stanno aspettando un mio sorriso, una carezza, un abbraccio e magari un bacio”.

E’ stata una lotta con me stessa, ma alla fine è arrivato tutto questo.

Ed ora ciò che più mi manca del mio primo viaggio in Africa, sono proprio gli occhi di quei bambini.

Paola Galli 

20 Settembre 2010